Quello consumatosi a Melito il pomeriggio del 5 Gennaio del 2016 e’ balzato alla cronaca come il primo omicidio del’anno appena iniziato. Confesso di aver appreso la notizia come se avessi letto le previsioni meteorologiche del giorno dopo, come sono abituato a fare di sovente. Poi, rimurginandoci, ha spaventato me stesso la superficialità con la quale in un primo momento mi sono rapportato con la notizia. Diciamocela tutta: siamo ormai spaventosamente assuefatti a queste tristi  notizie di cronaca nera. E mi ha fatto ancora più male ascoltare alcuni amici concittadini commentare la notizia facendo spallucce e dicendo: ” Che dobbiamo fare, siamo a Melito”. Oppure, ascoltare qualche commerciante che si domandava ad alta voce se avesse assunto la decisione giusta investendo a Melito.

Non credo che dobbiamo e possiamo lasciare spazio alla rassegnazione. Lo dobbiamo soprattutto alle generazioni successive alle nostre, ai nostri figli e nipoti. Bisogna lanciare un grido di dolore e di allarme alle istituzioni per dire che Melito è una costola della Napoli criminale e camorristica, che Melito è una polveriera che improvvisamente esplode ( come successo ieri sera ) ove vi è un intreccio di loschi interessi dettati dal mercato della droga, dalle estorsioni e dal contrabbando. Vi è qualcuno che va a ricordare  al Prefetto ed al Ministro dell’Interno che a Melito, e non  solo genericamente a Napoli,  assistiamo quotidianamente ai “ragazzi sulle motociclette” che girano indisturbati incutendo terrore in città ? Lo so solo io che a Melito non si può iniziare a ritinteggiare la  facciata di un fabbricato che arrivano immediatamente a minacciare le imprese edili che preventivamente non hanno “fatto il proprio dovere ” imponendo ed ottenendo l’alt? Dichiaro tutta la mia disponibilità a dare un contributo nel richiedere il necessario aiuto, anche urlando. Ma non posso certo andarci da solo perché essendo un semplice consigliere comunale nn avrebbe lo stesso effetto e forse non mi riceverebbero neanche al telefono.

 

 

 

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